Io, mi misma and I

Cervelli sgambettanti e P.g.s.

Ci dicono che emigrare all’estero sia la soluzione. Sono tutti lì a lamentarsi della fuga dei cervelli – che poi, immagine d’orrore, ogni volta che sento ‘sta frase non riesco a non pensare a della materia grigia molliccia che rotola per terra. Dicevo: fuga dei cervelli. Tutti lì a lamentarsene ma poi, appena finisci l’università e hai voglia – perché ne hai voglia – di lavorare, la prima frase che sale alla bocca di questa armata di eminenti sapientini è: “beh ma sai, ora in Italia non c’è più molto, dovresti provare all’estero”. Ma dico io. Nel momento in cui sentite che su per la gola vi si arrampica una frase da Prontuario del Già Sentito – d’ora in poi P.g.S. – perché non vi mettete ad accarezzare il cane e a tirargli il bastone, così rendete felice almeno UN essere vivente che vi sta nei paraggi? No perché poi mi dicono che sono intollerante e che ho poca pazienza. Ma se te lo senti ripetere per la milionesima volta, ti sarà pur concesso di sbroccare. O no? Che poi, vi rivelo un segreto, amici da P.g.S.: non è che ripetendo ‘sta roba noi magicamente andiamo all’estero e all’aeroporto troviamo un datore di lavoro a braccia spalancate che ci regala un posto fisso, a tempo indeterminato, con uno stipendio da 1500 euro netti al mese.

Gira la ruota

Insomma, tutto sto giro per dire che alla fine è toccato pure a me. Una minifuga all’estero, dico. Laurea triennale, laurea specialistica e bum, progetto Leonardo e ciao. Madrid fino a Giugno. Che non è mica tanto eh. Q. b. Q.b. per rendermi conto di tutta una serie di cose che stando a casa mia non avrei mai potuto capire.

Teatro Fernan Gomez di Madrid

E ci sta.

Una barese a Madrid

Non mi ci dilungo perché la scoperta di se stessi e tutte le altre robine filosofiche che uno capisce quando se ne va di casa e dal suo Paese non sono lo scopo di questo blog. Scopo di questo blog è, invece, mostrare alla rete il mio personalissimo rimedio per combattere contro la sensazione di spaesamento che si prova quando ti ritrovi in un altro Paese, per l’appunto. C’è chi si tuffa nella movida madrileña e torna a casa alle sei di mattina vestito da coniglio rosa o chi si sfonda di tapas fino a ingrassare come un maiale.

Tapas da 100 Montaditos

E poi c’è chi, come me, punta su quelli che sono i propri punti di riferimento e che sono universali, non importa la città in cui si vive: il cinema. Anche se mi sto comunque sfondando di tapas come un maiale vestita da coniglio rosa.

 

Welcome to paradise

Sono arrivata qui e ho scoperto l’esistenza di alcune sale che trasmettono film in lingua originale – anche perché, perdonatemi amici spagnoli, ma il vostro doppiaggio sfiora i limiti dell’indecenza, peggio del nostro. Il cinema con cui ho deciso di sviluppare un rapporto quasi di dipendenza settimanale – grazie, día del espectador! – è lo Yelmo Cine Ideal. Dulcis in fundo, la Cineteca di Madrid – che qui si ostinano a nascondere in uno spazio ENORME chiamato Matadero e dedicato alle arti in generale. Bellobellissimo, ma minchia, un cacchio di cartello fuori per far pubblicità anche alla cineteca no?! Che se uno è straniero come me, ci sta un quarto d’ora a girare in tondo per come una cavia peruviana e a capire dove cavolo si nasconda ‘sta cineteca.

Piazza Legazpi

 

Papà Mr. Bean

Ricapitolando: cineteca e film in lingua. A Madrid. Ecco a cosa sarà dedicato questo blog. Ecco perché ‘Cinemadrid’. Che voi direte ‘ammazza che fantasia ‘sto nome’ ma che volete, quando distribuivano il senso dell’umorismo io ero davanti alla tv a guardare Mr. Bean. Ça va sans dire. Per cui. Cinema, cinema e ancora cinema.

Citazione Charlie Chaplin

 

Cineraffreddati (scegliete voi dove mettere l’accento)

Cercherò di mantenere per lo meno un paio di appuntamenti settimanali. E tranquilli che non inforcherò gli occhialini alla Marzullo, lungi da me fare critica, ché l’unica critica che so fare – quella molto bene – è rompere le scatole quando vedo che cucinano male qualcosa o se buttano gli avanzi del giorno prima. Lì salgo in cattedra proprio. La paladina delle rimanenze da fondo del frigorifero. In ogni caso. Quello che cercherò di fare con questo blog, è darvi l’idea di come si vive il cinema in una città europea, non italiana, ma cuginissima di una qualsiasi città del Bel Paese – che non è la cremina formaggiosa che ci davano da piccoli; darvi l’idea delle associazioni di idee che si scatenano nel mio cervello malato. Perché il cinema è una delle più belle malattie che esistano – altro che il “mal d’amore”: Saffo ce fa ‘na pippa.

Citazione Hitchcock

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