Il battesimo del fuoco

Primo appuntamento con la Cineteca di Madrid.
Guardo l’indirizzo, guardo la mappa della metro: mezz’ora all’andata e mezz’ora al ritorno. Bon. C’ho il fumetto del mio amico Sandro Mena, la musica: no problem, sono pronta per la traversata in metro.
Google maps mi dice che appena esco dalla fermata di Legazpi, la Cineteca mi cade dritta in braccio. “Un minuto e uno sputo vicino alla fermata”, dice il Signor Google.
Gli credo.

Non ho fatto i conti con la follia umana.

 

La predatrice della Cineteca perduta

Piazza Legazpi è uno sputo, ve lo dico.
Perciò ho pensato, ingenuamente, mentre ero ancora nella mia stanzetta, «sicuro esco e non avrò nemmeno bisogno di Google maps per arrivarci».
Sì. Ciao le balle, proprio.
Sono stata un quarto d’ora – lo giuro – a girare in tondo per la piazza. Per poi scoprire che la Cineteca è nascosta, come una perla nella sua ostrica, nel Matadero.
L’insostenibile scemenza dell’essere.
Mi sento meglio quando chiedo ad altre due ragazze – che si stavano avventurando nel Matadero come me – dove sia la Cineteca.
E per tutta risposta: “stiamo cercando di capirlo anche noi”.
Sorelle di scemenza, vi voglio tanto bene.

 

Articolo 31 (e J Ax non c’entra)

Ok, la parte delle cretinate finisce qui per oggi, giuro. Adesso mi ci impegno e faccio lo sforzo di essere un po’ meno cretina.

L’appuntamento di oggi è con…

Artículo 31: documental y derechos humanos

locandina Articulo 31

Prima che cominciate a sbadigliare come delle trote nelle vasche: tranquilli, niente lezioni di politica internazionale, niente difesa di ONG, niente pippotti sull’attivismo. Non è questa la sede.

  • Indómitos de la princesa (8′)
  • Máxima (8′)
  • Minerita (27′)
  • Una delgada línea (16′)
  • The Boxing Project (9′)
  • No Job Land (8′)
  • Joyce (20′)

 

Indómitos de la princesa (8’, Spagna, TM-EX)

Tema: proteste contro i tagli alla sanità pubblica di Madrid
Segni particolari:  mi ha fatto tanto tanto ridere il signore che manifestava con slogan composti da lui. Tenerezza immensa e risate. Assai.

Quello che invece mi ha un po’ intristito è cha a protestare contro i tagli alla sanità pubblica ci fossero solo signori di una certa età. Manco un ragazzo. Siamo scemi in Italia, siamo scemi a Madrid, siamo scemi in tutto il mondo.

 

Máxima (8’, Perü, Ysadora Chaupe Acuña)

Tema: il caso di Ysadora Chaupe Acuña
Segni particolari: mi è piaciuto molto l’utilizzo di video realizzati con un cellulare scrausissimo, però rendevano benissimo la sensazione di shock che procura vedere certe immagini.

 

Minerita (27’, Spagna, Raúl de la Fuente)

Minerita

Tema: la vita delle donne nelle miniere della Bolivia
Segni particolari: il soggetto è forte, ok, però vi dico la verità: non mi ricordo un cacchio del documentario a parte l’argomento di cui parla.

 

Una delgada línea (16’, Spagna, Nacho Gil Cid de Diego e Amparo Ferre)

Tema: la vita dei senza tetto
Segni particolari: ragazzi, giuro, non lo faccio apposta e non sono un’insensibile ma anche stavolta non mi è rimasto una mazza in testa e dentro.

 

The Boxing Project (9’, Regno Unito-Spagna, Gonzalo Escuder e Nacho Gómez)

The Boxing Project

Tema: la vita ai margini di una città del Regno Unito
Segni particolari: mi ha fatto pensare tantissimo a This is England e a Trainspotting – si parla pur sempre di gente disagiata che vive nei ghetti di una città del Regno Unito, eh.. – e mi è piaciuto tanto vedere le ragazze col velo in testa prendere a cazzotti un sacco da boxe. Ma tanto tanto.

 

No Job Land (8’, Spagna, Gabriel Pecot, Eva Filgueira e Olmo Calvo)

No Job Land

Tema: la disoccupazione in Spagna
Segni particolari: nonostante mi abbiano frantumato i cosiddetti con tutto ‘sto ripetere e ripetere ossessivamente che questa è l’era della disoccupazione, questo è stato il corto che mi è piaciuto di più: bella colonna sonora, bel montaggio, bella regia. Semplice, pulito e stringato. Quasi chirurgico.

La cosa che mi ha preoccupato un po’ e che mi ha anche fatto ridere in modo grottesco è che durante questi otto minuti non ho fatto altro che pensare a The Walking Dead.

Quando una è cretina fin dentro l’ipofisi.

 

Joyce (20’,  Spagna, Luis Arellano)

Tema: la situazione dei rifugiati delle guerre civili in Africa (img locandina)
Segni particolari: posso dire che non c’è niente di particolare?

Bon, questo è stato l’approccio con la cineteca. Abbastanza soft.
Anche troppo, forse.
Alla fine, comunque, il cinema è sempre bello. Anche se non ti va tanto di culo, per una volta, e ti toccano anche delle cose un po’ radical e chic, da intellettuale di sinistra. Comunque se lasciamo da parte la questione di vedere la centesima roba sulle condizioni dei bambini in India che sgrattano la pellicina del latte per rivenderla al mercato, qualcosa di buono, dal colino, alla fine passa.

L’importante è saper usare bene il filtro.

 

Buonanotte. E buona visione.

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