Les yeux jaunes des crocodiles

La colazione dei campioni

Per scrivere quello che penso del film di questa settimana devo prima fare un pieno di energie. Positive. Ultra positive.
Mi viene il cimurro già soltanto a RIPENSARE al film che ho visto.
Cominciamo da quello che ho per le mani ora e andiamo a ritroso.
Sii felice e rilassata, Ilaria, perché ti stai scafando una signora colazione da Starbucks.
Un pieno di zuccheri che farebbero andare in iperglicemia un manichino.

Starbucks

Sì, quello che vedete è un cumulo di panna montata. Un signor cumulo.
Sì, quello che vedete è un biscottone con gocce di cioccolato bianco. Perché gressa is better.
E sì, quello che vedete aperto è Facebook.
Per cominciare a lavorare bene ci vuole prima un mini pieno di cazzeggio.
Lavorare.
Hold on.
Oggi a Madrid è San Isidro.
Quindi è festa.
Quindi ciao ciao ufficio.
Quindi aaaaaaaaah sì.

 

Il giro del nord in quattro giorni – overture

Abbiamo preso piena coscienza del fatto che oggi qui si festeggia.
(Non ho idea del reale motivo, mi informerò nelle prossime ore ma al momento potrei essere più interessata alla temperatura dei ghiacciai dei Poli in pericolo scongelamento, se devo esser sincera.)
Proprio quello che mi ci vuole per riprendermi dal mega tour dell’ultima settimana.
So che non potete fare a meno di sapere cosa ho fatto; so che per voi queste informazioni sono vitali quanto sapere a che temperatura fonde il lutezio – che no, non è il nome del protagonista dell’ultima fiction Rai.
Per la cronaca, 1652°C.
La temperatura di fusione del lutezio, dico.

 

Il giro del nord in quattro giorni – stavolta pe’ davero, eh

Insomma, lutezi e ghiacciai a parte, nell’ultima settimana sono arrivata a cambiare quattro città in quattro giorni.
Giuro.
Che voi direte ‘figata!’.
Beh sì, ‘figata’.
Solo che io lo dico senza punto esclamativo, perché alla fine del tour de force mi sentivo fresca e arzilla come una pelle d’orso vicino a un camino.
Il percorso è stato più o meno questo: Madrid-Milano-Venezia-Torino-Milano-Madrid.

Milano, Venezia, Torino, Milano

Non scherzo.
Ma se hai l’opportunità di andare al salone del libro di Torino con pernottamento in hotel pagato, sei disposto anche a ridurti a un sandwich pur di sfruttare l’occasione.

Salone del Libro di Torino

Non voglio fare il pavone ma sì, ho vinto il pernottamento in hotel per visitare il salone del libro di Torino.
Ah e sono riuscita a farmi firmare la copia di Un polpo alla gola da Zerocalcare con annesso disegnino.

Dedica Zerocalcare

E ora silenzio, fatemi fare la ruota.
Noi pavoni abbiamo una coda bellissima.

 

Il giro del nord in quattro giorni – finale 

Tornata nella mia patria temporanea, avevo una voglia matta di tornare al mio cinema preferito per guardare un film in lingua.
Le scelte erano due: Oh boy/Gli occhi gialli dei coccodrilli.
No, non ce la faccio.
Ho bisogno di un altro paio di boccate di aria pura prima di tuffarmi nella fossa dei coccodrilli.
Per fortuna, dopo il cinema, mi sono ripresa con un signor hamburger: guacamole come se piovesse, non so se mi spiego.

Locale hamburger

Il tutto condito da una manciata q.b. di drag e trans che chiacchieravano per le strade e si scambiavano consigli di bellezza.

Per lo meno, la serata si è conclusa bene.

 

Nella fossa di Crocodile Dundee 

Ci siamo.
Non posso più rimandare.
Scrivere cazzate è tanto bello ma non può durare per sempre.
È come andare dal dentista e farsi dare il lecca lecca prima che ti tirino il dente.
Io il mio lecca lecca l’ho già avuto – cortesemente, non siate grezzi e volgari – quindi avanti col dente da tirare.

 

L’appuntamento di oggi è con…

Les yeux jaunes des crocodiles/Los ojos amarillos de los cocodrilos/Gli occhi gialli dei coccodrilli

 

A.A.A. locandina cercasi

 Les yeux jaunes des crocodiles

Partiamo col dare una breve spiegazione del particolare collage che ho realizzato.
Sono stata tipo un’ora a sbattere la testa per cercare la locandina del film in italiano. Cercare le pepite d’oro nel Klondike sarebbe stato più semplice. E mica l’ho trovata alla fine, eh. Perciò, a testimonianza del mio impegno, dove ci dovrebbe essere la locandina della versione italiana di questo capolavoro cinematografico, ci ho messo i risultati di ricerca su imdb.
Mica noccioline.
Spero che ciò voglia dire che la versione italiana di questo sotto prodotto da discount multimediale NON ESISTA.
Sarebbe la prima mossa saggia che noi italiani facciamo da un po’ di tempo a questa parte.

 

I calzini bianchi di zia Ida

Io partirei col commentare il titolo di ‘sto film. ‘Gli occhi gialli dei coccodrilli’.
Che,  stavolta, è stato tradotto senza voli pindarici nel meraviglioso firmamento della lingua.
Grazie al cacchio.
Non vuol dire niente.
NIENTE.
O meglio, il suo significato ce l’avrebbe. Lo capisci verso metà film, quando l’idiota padre delle due bambine di Jo parte per l’Africa per andare ad allevare coccodrilli a causa della crisi.
Giuro.
D’altronde, chi di noi non ci ha fatto un pensierino? Si mette male qui, andiamo in Kenia ad allevare manguste per farci dei rivoluzionari spazzolini da denti. Così poi giriamo un film e lo intitoliamo ‘le zampe verdi delle manguste’.
È che fa tanto radical e chic dare un titolo che sembra buttato lì, ritrovabile in un personaggio abbastanza minore da essere un dettaglio ma al contempo abbastanza principale da determinare il titolo del film.
Cazzate.
Cazzate al chilo.
Oh, e se vi state chiedendo perché ho intitolato così questo paragrafo la spiegazione ve l’ho appena data.

 

Le Kessler della merda

Ma procediamo.
Togliamo il fatto che questo film è tratto dall’omonimo libro di Katherine Pancol – che pare, questo sì, sia stato tradotto in italiano (scegliete un po’ voi la copertina che vi piace di più).

Libri Katherine Pancol

Quindi essendo una trasposizione già parte un pochino in svantaggio per forza di cose. Come quando scegli l’aglio secco  in confezione contro quello fresco, per condire l’insalata di polpo. Non c’è partita.
Togliamo che questo martirio dura DUE ORE E UN QUARTO – lo giuro – quando si potrebbe risolvere il tutto in 90 umanissimi minuti di film.
Togliamo che ‘ste due sono sorelle e sembra siano state scambiate nella culla appena nate: una figa, bionda, adorata da tutti; l’altra rossiccia, bruttarella, non la può vedere nessuno, manco fosse un peto di levriero.
Quello che veramente mi ha fatto desiderare che si alzasse uno a urlare ‘AL FUOCO’ nel mezzo del film per poter andar via è stata un’altra cosa: la storia.

 

La rivincita delle cesse

Iris, quella figa, che ha tutto, che tutti vogliono. Jo, quella cessa, che non ha niente, che nessuno si caca. La prima stupida come un ferro di cavallo. La seconda genio incompreso con un dottorato in storia medioevale e un master in russo, inglese e spagnolo. Che nemmeno Einstein nei suoi momenti migliori.
Secondo voi come può procedere?
Ovvio: ‘niente è come sembra’.
La cessa scopre che il marito le mette un cesto di corna come un cervo a primavera con quella che gli fa la manicure – sì, esatto, avete letto bene, non ho sbagliato io pronome: ‘GLI’ fa la manicure, perché questo sordido imbecille si faceva anche fare la unghie.
Insomma, questa scopre ‘sta bella novità e lo caccia di casa su due piedi. Tifissimo per la cessa.
Da questo momento comincia la discesa della morte verso la banalità.
Ovvero a dieci minuti dall’inizio del film.

 

Cessa is better – ovvero l’ennalogo alla Walt Disney

Ah, chiaramente la cessa è squattrinata. Fa la ricercatrice – MA NATURALMENTE, che altro senno? -, vuoi che non lo sia? E naturalmente, la figa fa la mantenuta di uno pieno di soldi, buono come il pane, che la sopporta non si sa per quale grazia divina. Ah, perché la figa chiaramente è anche stronza.
Originalità a vagonate.
Riprendendo le fila, la cessa butta fuori di casa il marito. Da questo momento, ESATTAMENTE da questo preciso momento, tutto – e dico tutto – le va di culo. E adesso mi impegno a fare una lista numerata:

  1. il marito della figa all’improvviso si accorge di lei e si capisce fin dalla PRIMA inquadratura insieme, in cui lui la guarda come Bambi, che vorrebbe mollare la figa, prendere la cessa, dichiararle il suo amore e farci una vagonata di figli;
  2. il marito della figa commissiona alla cessa la traduzione di un contratto. Che chiaramente non è che l’inizio di una lunga serie di traduzioni, pagate in media otto mila euro. OTTOMILA;
  3. studiando in biblioteca incontra un figo pazzesco che ha un fratello gemello modello, che fa la sua fugace apparizione nelle braccia di un’altra per dare modo alla cessa di buttarsi giù dicendo ‘nonmivuoleglifaccioschifotantostaconun’altra’ per poi, quindi, fare breccia nel cuore del figo conosciuto in biblioteca;
  4. il figo cerca di portarsi la cessa a letto. E lei gli da palo;
  5. il libro che scrive sotto mentite spoglie – ovvero, sotto le spoglie della sorella figa – vende 300.000 copie per un guadagno di oltre 30.000 euro;
  6. il figo della biblioteca alla fine riesce a convincere la cessa a stare con lui – perché lei deve anche essere CONVINTA, capito?;
  7. il marito della sorella figa, dopo aver lasciato la moglie – perché chiaramente nel frattempo i cattivi sono stati puniti – da alla cessa un bacio di addio prima di partire per sempre per Londra.

Morale della favola: cattivi puniti e buoni che usano le loro teste come zerbini.
Se l’avesse prodotto Walt Disney, il film, non avrebbe saputo fare di meglio. O forse sì. Per lo meno, lui ci avrebbe messo delle canzoni carine, orecchiabili, che ti rimangono in testa e che poi va a finire che canti sotto la doccia o con le amiche quando sei sbronza.

 

Gli occhi gialli del cuore

Tecnicamente?

Non mi chiedete niente, perché non c’è NIENTE da dire.
Fotografia, regia, recitazione e colonna sonora mi sono scivolate addosso come la cacca dei piccioni sui parabrezza delle macchine. E il paragone per quanto mi riguarda è azzeccato.
Ah no. C’è qualcosa che penso mi farà svegliare di notte urlando per i prossimi tre giorni: la sceneggiatura.
Così, un po’ a cazzo di cane.

 

Buona notte. E buona visione.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...